Roma, 2 aprile 2025 (Agenbio) – Uno studio coordinato dall’Istituto di biochimica e biologia cellulare del Cnr, e svolto in collaborazione con l’Istituto di genetica e biofisica, dell’Istituto Telethon di genetica e medicina e con i Dipartimenti di farmacia, di biologia e di studi umanistici dell’Università Federico II di Napoli, ha scoperto perché l’efficacia dei medicinali che migliorano la memoria e a breve termine dipende dal dosaggio.
«Il nostro studio ha rivelato che una dose bassa dei farmaci dopaminergici può espandere la memoria oltre il suo limite normale, agendo su una regione sottocorticale: lo striato. Tuttavia, se si alza la dose dello stesso farmaco, si ottiene l’effetto opposto: “la memoria peggiora – spiega Elvira De Leonibus del Cnr-Ibbc e del Tigem -. Questo avviene perché all’aumentare della dose, il farmaco attiva lo stesso sistema di segnalazione in un’altra regione del cervello, la corteccia prefrontale, che svolge una funzione superiore in termini di controllo, e l’attivazione della corteccia prefrontale ‘spegne’ lo striato, causando un deficit di memoria. Attraverso tecniche avanzate di manipolazione dei circuiti cerebrali e di identificazione dei sistemi di segnalazione, abbiamo dimostrato che, inibendo il circuito attraverso cui la corteccia prefrontale interagisce con lo striato è possibile prevenire gli effetti deleteri delle dosi elevate del farmaco. Quindi, l’effetto del farmaco va studiato a livello di circuiti cerebrali non del suo singolo bersaglio, perché le regioni del cervello sono tutte interconnesse”. (Agenbio) Etr 09.00